Scritto il 7 maggio 2016
Dopo una prima abbondante pioggia il clima a Kathmandu è cambiato, decisamente più freddo di notte, anche di giorno quando il sole non c'è. Il fango ha sostituito la polvere delle strade.
La gente tossisce molto più del solito. Anche io e mia figlia ci siamo ritrovate a tossire come matte è come avere carta vetrata in gola.
Abbiamo mangiato tutto il miele che avevamo a casa. L'unica cosa che dà sollievo è sentire l'acqua calda col miele che scende lungo la gola. Naturalmente notte e giorno non fa differenza... così quando ho sentito la padrona di casa che chiamava dalla porta ho pensato che venisse a portarci un rimedio contro questo tormento, o a dirci di pulire le scale piene di fango.
Qualsiasi rimedio ci avesse offerto sarebbe stato inefficace: qui tutti sono infestati dalla tosse. L'ultima volta che ha trovato le scale sporche le ha pulite lei. Quindi... è venuta ad invitarci a cena!
Ci invita per le sei, dobbiamo contrattare un po', arriviamo alle sei e mezza, dopo le attività del nuoto a scuola.
Portiamo una torta stile compleanno nepalese: foderata di panna, decorata con frutta e con l'unica scritta che si trova oggi in giro, "happy mom day". Scritto proprio così, non "happy mother's day". L'idea però è simpatica, la torta è adagiata su su vassoio colorato che poi rimarrà in regalo.
La bimba prepara un bigliettino molto carino e regala anche un pacchiano giglio gigante di lana cotta che la maestra ha distribuito oggi a scuola. La padrona di casa, miss Risma (non sappiamo come si scrive ma si pronuncia più o meno così) è felicissima. Mister Ndlake (come sopra) e molto simpatico ed accogliente, come sempre.
Però ci fanno accomodare in soggiorno, ci accendono la TV (acquisto recente, chiaramente legato all'affitto che ricevono da poco), la mettono sul canale preferito della piccola, "animal life", e ci lasciano lì.
Iniziano subito i gap culturali: non era previsto contributo alla cena con il dolce (anche se avevo avvisato prima), è evidente che non sanno come gestirlo, hanno altri ospiti nella stanza da pranzo. Se allungo la testa vedo un signore seduto, sembra stia mangiando.
Dopo due minuti che siamo da sole in soggiorno viene la padrona di casa che ci offre sul pavimento la coca cola, dimostra una flessibilità invidiabile per qualsiasi età, sopratutto per la sua: si china si inginocchia e si rialza senza neanche uno scricchiolio... le mie ossa avrebbero simulato un terremoto! Ci serve, chiacchiera un secondo (lei non beve) e torna di là.
Dopo circa dieci minuti viene il marito, chiacchiera un po' e se ne va. Questo succede per circa quaranta minuti. Nel frattempo vediamo prima un signore andarsene, dopo un bel po' di tempo una signora (non l'avevamo vista, quando è arrivata?). La bimba è annoiata ed ha fame, non so più come gestirla... finalmente la padrona ci chiama e ci fa sedere ad un tavolo vuoto, eccetto le luci solari (nel frattempo la corrente era andata via ed eravamo solo con luci di emergenza). La bambina inquieta chiede dove è il cibo ed è subito accontentata. Fortuna che ai bambini si perdonano queste gaffe, me lo stavo domandando anche io... si materializzano davanti a noi due piatti piani, di plastica dura, non tovaglioli non posate non bicchieri, due piatti, that's all.
E di fronte una lunga serie di pentole di varie dimensioni e foggia. La signora ci invita a mangiare. Come? Leggo negli occhi di mia figlia. Era una delle domande che mi proponevo di fare, come mangiano i Nepalesi? Con le posate non credo, non esistono coltelli quando si vanno a comprare e la scelta di cucchiai e forchette è estremamente limitata... con i chopsticks? Difficile, sembrano così orgogliosi di non essere "orientali"... con le mani!! Mangiano con le mani, come gli Africani, ma hanno tutto un altro "stile".
A questo punto cibo in tavola, "apparecchiata" per due, e..?
La signora ci illustra il contenuto delle pentole: riso bollito (non sticky, ma molto molto lungo, riso nepalese), dahl (minestra vegetale di radish, zenzero, qualcosa di giallo, cipolle... molto calda), altri pentolini (difficilissimo ricordare i nomi); pollo con fagioli piccoli verdi un po' piccanti e duri, in salsa giallina; patate con aglio, semi vari, spezie, in salsa decisamente gialla (tipo curry ma non con lo stesso sapore); minestra densa con frittata a pezzetti, cipolla, aglio e pomodori (i componenti me li ha spiegati tutti la signora, con minuziosa precisione e mostrando ingredienti crudi se non capivo -nel frattempo la bambina moriva di fame! ), minestra vegetale composta da vari tipi di legumi, color marroncino, odore speziato.
Il signor Dlake ci spiega come mettere cibo nel piatto, la signora ci invita ad iniziare, io sono imbarazzata: loro sono in piedi, a fianco a noi come zelanti camerieri si aspettano che iniziamo... la bimba rompe il ghiaccio e con il suo inglese disinvolto chiede un cucchiaio, una forchetta e perché loro non si siedono con noi. Viva i bambini!
Come potevamo mangiare con le mani del cibo così caldo e in parte brodoso? Il padrone di casa si siede davanti a noi e mi spiega, ma aspetta che sia io a cominciare. La signora nel frattempo è in piedi, fa materializzare il piatto di fronte al marito ed una serie di nuove ciotole sul tavolo (verdure, speziate o condite con olio ma semplici verdure cotte). Faccio finta di iniziare, mi servo cautamente, mentre osservo mister Dlake mangiare: il cibo è veramente delizioso, tutto mi piace molto, sapori nuovi, forti e decisi, non piccanti, saporiti... buono! Veder mangiare il padrone di casa invece è disgustoso. È molto orgoglioso del modo in cui si ingurgita il cibo in Nepal e mentre mangia rumorosamente, illustra la sua abilità nel prendere il brodo con le mani, leccandosi fragorosamente le dita. Persino la bimba è colpita. Racconta infatti di come si mangia in Africa, di come siano abili i Sudanesi a fare delle discrete palline manipolando riso e "spezzatino" sugoso usando solo una mano; di quando abbiamo mangiato al ristorante Etiopico usando il pane come "pinza", di quando al ristorante sudanese abbiamo chiesto le forchette e ci hanno portato i coltelli...
Rompe il ghiaccio con i suoi "discorsi illustrati", il cibo nei nostri piatti si raffredda e possiamo cominciare. Il padrone di casa ha già fatto tre volte il giro di tutto, ha una velocità impressionante, mi ricorda un gorilla. Penso che sia perché è un uomo... invece no. Quando la moglie si siede, dopo aver annunciato che ha servito tutti due volte (ed è vero, ha versato in continuazione cucchiai di cibo nei nostri piatti), inizia un secondo show. Disgustoso esattamente quanto il primo.
Però almeno il padrone di casa ha finito di mangiare, iniziamo la conversazione mentre Miss Risma si dedica rumorosamente al suo cibo ed io e la piccola mangiamo piano piano. I Nepalesi mangiano due volte al giorno. Si svegliano presto, bevono Nepali tea (te infuso direttamente nel latte, molto zuccherato), alle nove mangiano gli avanzi della cena con nuovo riso bollito. Alle sei, sei e mezza cena, con tutta questa varietà di cibi, a volte meno, ma con la stessa modalità di mescolamento. Preparare una cena così è decisamente laborioso, richiede almeno tre ore, e ci credo! Considerando che nelle case hanno generalmente un solo fornello, nei paesi probabilmente solo il fuoco esterno.
La conversazione è piacevole e i Padroni rispondono al fuoco serrato delle mie domande. Non c'è molto tempo, sono già le otto e un quarto, la bambina da evidenti segni di cedimento. La sveglia qui è prestissimo al mattino e prima delle nove di solito dorme.
Mangiamo la torta dopo aver fatto mille foto. Vorrei chiedere come mangiano di solito le figlie ed i nipoti che vivono in Europa. Proprio al momento della domanda però arrivano nuovi ospiti, una nipote con il figlio adolescente, dopo qualche semplice convenevole ce ne andiamo, lasciandoli probabilmente a servire la cena agli altri invitati.
Il piatto tipico nepalese però sono i "mo:mo" dei grossi ravioli, fatti con pasta filo ripiena di carne (maiale, pollo o bufalo, addirittura struzzo, ma mai manzo),o verdure miste, sempre molto speziati ed a volte piccantissimi.
Hanno forme diverse a seconda del ripieno che hanno.
La versione più comune è "steamed" (al vapore) e quelli "deep fried" (fritti) sono veramente deliziosi. Sono un cibo povero, da strada, ma si trovano anche al ristorante, nella mensa scolastica li presentano due volte al mese. Vengono serviti caldissimi, da intingere in una salsa piccante a base di pomodoro e di altri ingredienti non ben identificati...










