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mercoledì 23 novembre 2016

Naranyanhiti Palace - Kathmandu

Scritto 11 aprile 2016

Domenica, come ormai d'abitudine andiamo a fare colazione da "yellow house", nostalgia del bed and breakfast dove siamo stati la prima settimana. Nostalgia anche del freddo di quelle colazioni in cui il porridge era indispensabile per scaldarsi le mani. Ora non è più così, come sorge il sole inizia il caldo torrido. Assomiglia vagamente a quello africano, se non fosse per la brezza che, rinfrescando, solleva una micropolvere insinuosa. 
Fare colazione in quel semplice giardino è veramente piacevole. Incominciamo a riconoscere gli abitudinari, come noi. Per lo più americani, giovani coppie con bimbi piccoli che vengono sguinzagliati e lasciati allo stato brado. La domenica c'è il mercato "organic", forse intendono "wild". Dalle nove e mezza in poi, ora in cui di solito noi ce ne andiamo, il posto comincia ad essere troppo affollato. Giusto il tempo di far giocare la bimba con qualche compagno di scuola incontrato casualmente.
Oggi andiamo verso un quartiere, Lanzipat, che ci è noto solo perché  c'è la clinica per viaggiatori dove vado con mia figlia a fare i vaccini. Sembra più moderno di dove viviamo noi, ma forse è solo perché rimaniamo sempre su strade asfaltate, larghe e molto, molto affollate. Solita confusione di moto e macchine che riempiono la strada così tanto da rendere impossibile il riconoscimento del corretto senso di marcia...
Domenica non è una vera e propria giornata di vacanza, scuole e banche sono aperte, mentre chiudono il sabato. Alcuni negozi però chiudono la domenica, bisogna fare uno sforzo per capire chi chiude e chi no.
La nostra meta è a mezz'ora, forse meno, da dove stiamo: il palazzo reale.
Fino a dieci anni fa ancora occupato dai legittimi sovrani, una genealogia di eredi diretti bruscamente interrotta da una tragedia che ha suscitato nei Nepalesi un interesse quasi morboso e che si è conclusa con l'accesso al trono di un fratello del re, destituito con l'arrivo della democrazia.
La prima cosa che colpisce all'accesso del palazzo, ora museo, è la coda.

I Nepalesi che desiderano visitarlo sono veramente molti, le guardie alla biglietteria fanno formare da subito due file: Nepalesi (e Indiani) e Occidentali (con Cinesi e Giapponesi). Accesso veloce a chi paga di più, i biglietti infatti sono diversi per appartenenti alla   SAARC (quello che noi definiamo sud est asiatico) e  stranieri, che pagano di più.
La severità nei controlli anti macchina fotografica e cellulari è però uguale per tutti.
Già dopo il passaggio al metal detector siamo colti dal desiderio frustrato di fare qualche foto.
Il palazzo è in realtà una gigantesca villa anni settanta, con scalinata di accesso di marmo bianco e  grandissimi animali decorativi di metallo scuro. A prima vista sembra proprio lo stile dei templi che abbiamo visto finora, ma a starci un po' attenti si coglie l'esasperata modernità degli elementi.
Le coppie di animali disposte ai lati della scalinata sono lineari, solidi e disposti dal più piccolo (una specie di grosso piccione ) al più grande (elefante) passando per i cavalli  scalpitanti mai incontrati finora come elementi decorativi. Nei templi di solito sono di pietra, massicci, un po cicciotti, simpatici, accoglienti... questi sono immobili fieri e solidi, come soldati di un esercito sull'attenti. L'impatto è decisamente più freddo.
Il salone che accoglie immediatamente i visitatori è rettangolare e lungo, rialzato di qualche scalino rispetto alle stanze laterali, è quel movimento di semipiani tipico delle case italiane anni settanta.
Il salone è la
Stanza delle udienze e al termine del grande tavolo (con sedie) che lo ingombra, c'è la poltrona (con casse acustiche) del re, circondata da due divanetti. Sembra una versione moderna e un po' dimessa della stanza del trono dei castelli medioevali.
Da lì il percorso si snoda attraverso corridoi di marmo e salottini con poltroncine basse e squadrate, immancabili tavolini di cristallo e posacenere a stelo di metallo; televisioni grandissime che fanno ripiombare ad una pubblicità degli anni settanta. Ci si aspetta che esca la giovane casalinga con i capelli gonfi e il vestitino svasato sul fondo.

Si respira un'atmosfera d'altri tempi, non propriamente remoti, ma passati e sicuramente un po' buffi visti con gli occhi di ora.
La sensazione di essere a casa di una ricca  vecchia zia, si perde al primo animale impagliato: un coccodrillo gigante aperto e appeso, un tappeto da muro che minaccia i visitatori dall'alto della parete bianca di un corridoio, con tanto di occhi a biglia e dentini in vista.
Da lì è un susseguirsi di tappeti di pelle di tigre, teste di rinoceronte che guardano dal muro, sgabelli fatti di giganti zampe di elefante... 
Raccapricciante. Talmente tanto che si perde un po' di vista il percorso nella sede di lavoro e di accoglienza dei capi di stato della casa reale. Nonostante vi siano più camere per ospiti illustri (semplici e discrete, in linea con il gusto del tempo), i sovrani non vivevano proprio nel palazzo, lo si capisce alla fine del percorso.
Per uscire dalla casa si passa dal retro, una scalinata con tigri imbalsamate e rampanti chiude la visita del palazzo. Il percorso continua nel giardino che sembra intonato con le macerie post terremoto. Si vedono infatti i resti di quella che era la casa reale al tempo del massacro. È un evento che non può passare inosservato, neanche volendo. Molti cartelli spiegano che, tra le macerie, un tempo casa reale, durante una festa di famiglia, l'erede al trono Birendra (qualcosa) probabilmente ubriaco, oltre che di per sé non del tutto sano di mente, ha massacrato a colpi di fucile padre, madre ed un po' di parenti. 
Da questo momento della storia iniziano le contraddizioni tipiche dei Nepalesi. Giusto per dirne una che non c'entra: in città l'aria è inquinatissima, ma il cibo è "organic"; non esiste la raccolta differenziata dei rifiuti, ma tutto è "plastic bag  free".
 Dopo il tragico evento la casa è stata rasa al suolo ma i luoghi in cui sono stati rinvenuti i bozzoli sono ampiamente segnalati. Il giovane responsabile dell'eccidio è salito al trono, pur in fin di vita, non essendo riuscito nell'impresa del suicidio. I quadri che ritraggono la genealogia lo comprendono, esattamente nella stessa posa regale del padre e del nonno, solo che nella didascalia si legge:"salito al trono mercoledì, morto venerdì" qualcosa di simile.
L'ultimo reale in posa solenne ed alta uniforme è un altro Birendra (e qualcosa), zio dell'assassino, destituito per il passaggio ad un governo più moderno.
Il palazzo non è bello, decisamente pacchiano, ma la visita merita veramente di essere fatta. Un immersione nel "modernariato"per gli Europei. Una suggestiva riunione di gusto asiatico e opulenza occidentale. Ne è valsa la pena  anche per l'osservazione dei locali: numerosissimi, curiosi, molto interessati alla vita dei loro reali, anche a particolari piuttosto sciocchi come la casa rotante del giardino o le stanze da pranzo finemente apparecchiate.
Una visita che ha richiesto ben più di due ore ma che ha coinvolto la bimba totalmente.
Decisamente più faticosa, anche se non meno interessante la passeggiata nel vicino"suk" locale.
Perfetto per i tipici visitatori del Nepal: negozi originali e tarocchi di attrezzature per escursionisti; musica new age, campane tibetane e incensi per hippie nostalgici; cartoline, magneti e calendari per visitatori normali... e un fornitissimo negozio Desigual "made in Himalaya" tutto per me!
Dopo una faticosa escursione tra i negozi, su suggerimento della piccola, andiamo a riposarci in un "Giardino dei sogni", interessante giardino all'europea, a pagamento, con una storia veramente curiosa.
Ma quello che interessa a noi a questo punto, è solamente riposarci!