Scritto il 16 marzo 2016
Ero rimasta davanti all'ospedale,
non so dove esattamente a Kathmandu, con la bimba dolorante che chiedeva di tornare a scuola (che non ho idea di dove sia localizzata geograficamente, so solo che è in cima ad una collina e che ci sono mille stradine scoscese e sterrate per raggiungerla).
Per fortuna davanti all'ambasciata inglese ci sono fermi dei taxi, mi avvicino al primo che è guidato da una donna, un'abbondante nepalese dall'aria simpatica che naturalmente non ha idea di dove sia la scuola.non so dove esattamente a Kathmandu, con la bimba dolorante che chiedeva di tornare a scuola (che non ho idea di dove sia localizzata geograficamente, so solo che è in cima ad una collina e che ci sono mille stradine scoscese e sterrate per raggiungerla).
I due conversano qualche minuto in nepalese, che è veramente incomprensibile anche se ha dei suoni particolarmente belli, sembra un canto. Alla fine della conversazione la tassista mi fa capire di aver chiara la destinazione, le chiedo quanto vuole e spara "ottocento rupie", sono inferiori a otto euro, ma è decisamente sproporzionato rispetto alla distanza, in fin dei conti la stessa strada l'ho fatta andando verso l'ospedale, e trattando molto poco ho speso sei o settecento rupie, non ricordo. Le dico con aria decisa:"cinquecento!".Sorride e fa segno di no con la mano, le spiego che prima ho dato cinquecento rupie e allora dondola la testa a destra e a sinistra, da noi è un segno di incertezza, mentre per i nepalesi significa assenso.
Bene, è fatta. Lei va a scuola, io mi incammino, naturalmente il navigatore non vuole partire e sono costretta a cercare di ricordare una della mille strade che mi riportano a casa, non è semplice e probabilmente allungo il percorso, ma alla fine ce la faccio. Dopo poco è ora di recuperare la piccola, ha invitato a casa Chloe, la sua amichetta del cuore. giocano con le bambole insieme per un paio d'ore, parlano entrambe lo stesso inglese fluente, vorrei registrarle perché fatico persino a distinguere la voce dell'una e dell'altra, sembra di sentire un telefilm americano...Purtroppo ogni volta che mi avvicino mi cacciano, vogliono proprio giocare da sole!
Come in Italia!! Dove, se un bimbo si lamenta si chiamano immediatamente i genitori.
Quando ci salutiamo, Nurse M mi raccomanda di portarla a scuola il giorno dopo. Come in Italia!! Dove, per legge, se un bimbo è stato portato via da scuola poi deve stare a casa un giorno in più.
Stavolta Faccia Brutta risponde al telefono, arriva sotto casa in due minuti netti, mi porta a scuola facendo il giro del globo, è la rush hour delle 11 (devo ancora capire quando non è la rush hour), aspetta che esca e ci riporta a casa, è contentissimo delle mille rupie che gli do per il doppio giro e mi lascia il sospetto che forse sono troppe...Non capirò mai!Di fatto si è svegliata ora dopo almeno tre ore di sonno, ed è in forma!




