Scritto 16 Marzo 2016

Non può esserci un viaggio in un altro mondo senza un'avventura degna di tale nome... Quello che è capitato in questi giorni è meno rocambolesco dello smarrimento di una carta di credito, ma decisamente più ansiogeno.
Mia figlia ama gli animali, risaputo.
Finalmente alla clinica, la bimba è terrorizzata le infermiere di scuola americana, sorridenti, efficienti super professionali. Mi spiegano mille volte cosa dovranno fare, lo spiegano alla bambina (che inizia a preoccuparsi, infatti capisce tutto molto più velocemente di me).
Quando l'infermiera si avvicina col termometro lei inizia ad urlare e scappa dalla sedia in cui era seduta, la rincorro e cerco di calmarla...fatica! Ma devono per forza dire sempre la verità? Le hanno spiegato che dovrà fare un numero non ben precisato di punture, in più puntate, che alcune di queste sono molto dolorose, che l'importante è che stia ferma... Ma con chi pensano di aver a che fare? La Pavida Piccola è sulla via di fuga, rapida, efficace, con un inglese perfetto. Dice chiaramente che non vuole far niente, che non ha paura della rabbia, che non toccherà mai più cani, che non andrà mai più a scuola... E' pronta a giurare qualsiasi cosa pur di riuscire a scappare. ma io, che la conosco, la blocco fisicamente, nonostante gli sguardi truci delle infermiere, secondo loro evidentemente deve sottoporsi a tali torture per "il suo bene" consapevolmente e magari anche sorridendo... scuola americana!!
Il giovane medico, Nepalese, inglese lento e molto chiaro, mi dice che le farà più iniezioni intorno alla ferita, sono gammaglobuline, servono a bloccare eventuale virus. Gli dico che da soli io e lui non ce la faremo mai a tenerla ferma. Lui prova a convincere la belva sgusciante...
La guarda negli occhi le parla con voce calma e suadente, cerca di convincerla che è per il suo bene, che poi potrà giocare con i cani ancora per tanto tempo senza preoccuparsi; semplice, diretta, chiara, gridando forte:"I don't want!". Allora il medico cede e va a chiamare, non una, ma due infermiere. Evidentemente lei è stata più convincente di me.
Inizia la tortura: in tre cerchiamo di tenere ferma la belva che grida sempre ma emette degli acuti terrificanti ogni volta che la bucano nel ditino, poi si stufa di gridare in "AAAA" e comincia ad emettere frasi di senso compiuto, mi commuove sentirla dire: "THIS IS THE LAST ONE!!!" "NO MORE!! "I WANT GO HOME"...
Dopo che l'hanno perforata un sacco di volte finisce lo strazio. la bimba piange normalmente. Il medico scompare e rimane solo l'infermiera responsabile che mi suggerisce di calmare la bimba e di prendermi tutto il tempo che serve prima di portarla nella "nurse room" dove le faranno le altre iniezioni.
"Tutto il tempo che serve???" Non basterebbero due anni a calmarla, la coccolo un po' e la porto dalle infermiere.
La tortura continua, ma stavolta capiscono che è meglio che la gestisca io, non provano più a convincerla, lasciano che mi arrabbi, e funziona.Le può far male o no, ma lo deve fare, non ha voce in capitolo.
La bimba si lascia contenere, le fermo le gambe con le mie e le immobilizzo le braccia, mi sento molto violenta e colgo gli sguardi di disapprovazione delle infermiere, ma funziona.
La bimba si lascia contenere, le fermo le gambe con le mie e le immobilizzo le braccia, mi sento molto violenta e colgo gli sguardi di disapprovazione delle infermiere, ma funziona.
Le fanno il vaccino sulla spalla e la tubercolina sul braccio. Al termine di tutto la bimba si rilassa, e le infermiere ripartono all'attacco con i prossimi vaccini.Quando arriva il papà la sera, gli spiega che dovrà fare altre punture, ma non tutte insieme, e che comunque si tratterà solo di quella sulla spalla, che è quella che ha fatto meno male.
Ha capito tutto, era davvero inutile spaventarla ancora.
Le fermo. E dico a voce alta che probabilmente ne farà altri, ma ne parleremo dopo, a casa.
Dopo le varie iniezioni chiede di andare a scuola, i suoi compagni la aspettano, non può mancare.
E ricomincia la trafila dei taxi...Ma questa è un altra storia.






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