martedì 8 novembre 2016

Passeggiata Khartoum-Sudan

Scritto 16 settembre 2015

Oggi in Italia è il primo giorno di scuola, mia figlia va a scuola già da un mese, cominciano i primi screzi tra bambini...segno che sta iniziando anche a comunicare.
Oggi non me la sono sentita di tornare subito a casa. Sono andata a fare una passeggiata, ho scelto una strada asfaltata, anche perché ieri è piovuto e le strade secondarie sono impraticabili.


Era una strada grossa ma non di quelle con lo spartitraffico in mezzo, indicatore del fatto che prima o poi l'asfalto finisce e diventerà una strada più piccola.


Ho deciso di percorrerla in una direzione e poi di tornare, in modo da non perdermi. Mi sono imbattuta in una strada di Khartoum città africana, non Khartoum capitale.
Inizialmente traffico intenso, caotico, come sempre. Poi sempre meno.
I negozi lungo questa strada  sono come dei garage, solo che spesso non hanno la saracinesca, sono tutti aperti con la merce, qualsiasi essa sia, esposta. Inizialmente, vicino alla strada principale ci sono delle insegne più o meno scassate
Alcune scritte anche in inglese, non solo in arabo. Mano a mano che la strada diventa interna le insegne cambiano, solo in arabo prima, niente insegne poi. . . Tanto la merce è esposta, ciò che si vende si vede. Pane appoggiato su un tavolo di legno alto circa un metro, a portata di mano, mosche e soprattutto polvere che dalla strada si alza copiosa. Scope appese al soffitto, rotoli di cavo da elettricista, scatoloni di acqua e scatolame vario...


Poi il marciapiede, se così si può chiamare, si restringe a causa dei condizionatori che lo invadono, a volte gruppi elettrogeni, tutti incrostati ed impolverati da anni di incuria. La strada prosegue, tutto diventa sempre meno colorato, sempre più rosso, rossa la polvere per terra, rossa la merce esposta, rosse le seggioline dei numerosi "home made bar", rossi i piedi della gente che cammina arrivando da sentieri laterali.

 Mi fermo ad osservare le case, (chissà se sono case?)sono muretti rossi, non alti, con cancelli rovinati, sembrano reti di letto, pezzi di metallo recuperato, finestre piccole e buie, non ci sono vetri né tende. Non capisco se sono case o edifici abbandonati sono una lunga schiera, costeggiano la strada, interrotte solo da magazzini di lamiera-botteghe- e vicoli che sembrano portare ad altre abitazioni.
Probabilmente sono abitazioni, le immondizie abbandonate in sacchetti lungo il marciapiede sono indicatori residenziali. Gli odori e la quantità di mosche che abbondano in queste aree parlano di un quartiere dove probabilmente non vivono bianchi.
Sono decisamente troppo diversa dalle donne che incrocio in questa strada, attraverso per percorrere l'altro marciapiede e mi devo fermare: è pieno di tuk tuk.
Ricchi di antenne, bandierine, pendagli, rostri e ammennicoli luccicanti... tutti parcheggiati sul marciapiede. Non ci metto molto a capire che gli autisti si sono fermati nell'"home made bar" più in voga.
Solita signora di età indefinita accucciata nel buio di un angolo coperto da una lamiera, nascosta dietro il suo scatolone-tavolo su cui sono appoggiati i  barattoli per il te, affiancata dal bollitore di latta e circondata da bambini. Fa servizio al tavolo!! I bambini si muovono veloci portando con le mani i bicchierini di bevande bollenti ai piloti di tuk tuk sparsi tra i vari sgabelli.


Accidenti, in un paese dove sono banditi gli alcolici mi sa che sono capitata all'ora dello spritz nel quartiere degli uffici!!!
Per oggi ho visto abbastanza, è solo l'inizio, lo so.Mi sento sempre più curiosa di scoprire cosa si nasconde in quei vicoli ma sono anche consapevole che questo tipo di esplorazione richiede l'
accompagnamento di persone locali.

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