Scritto il 14 settembre 2015
Ieri, giorno di festa, mi sono fermata ad osservare l'abbigliamento dei Giovani Africani.
Ero in attesa di risolvere un problema con il piccolo modem per internet, seduta al fresco nel centro commerciale, ho guardato la gente per più di un'ora.
Un incredibile via vai di persone, famiglie, gruppi di ragazzi, gruppi di ragazze. Ho cercato di trovare qualcosa che li caratterizzasse in modo univoco, abito tipico, atteggiamento, modo di camminare, modo di aggregarsi...
Impossibile.
Forse perché Khartoum è una grande città, capitale, allora si trova di tutto, forse perché l'unico centro commerciale al sabato sera è super frequentato, di fatto ho visto proprio di tutto.
Giovani uomini vestiti da festa con camicie variopinte e pantaloni a vita bassa accompagnati da giovani con abito tipico, versione bianca inamidata o versione a righe stile pigiama. Cappelli tipici con abiti tipici, cappelli da rapper con vestiti all'occidentale.
Stesso gruppo di ragazzi che scherzano, schiamazzano e salutano le ragazze. Ragazze a coppie o piccoli gruppi, vestiti tipici con velo variopinto, ma anche pantaloni e camicie con foulard appoggiato ai capelli.
Famigliole con bimbi vestiti da piccoli sudanesi con camicione e cappellino, donne super velate (nere, viso compreso) che accompagnano uomini vestiti all'occidentale. Uomini in abito tipico che accompagnano donne poco velate... ho fatto fatica a trovare caratteristiche che accomunassero le persone che ho osservato sabato, neanche il colore della pelle li accomuna: vanno dal caffèlatte alla liquirizia passando per le varie concentrazioni di cacao nella cioccolata.
Forse le donne sono più caratterizzate: coperte, niente pelle di braccia o gambe visibile, visi super truccati o comunque molto curati. Tutto qui.
Famigliole con bimbi vestiti da piccoli sudanesi con camicione e cappellino, donne super velate (nere, viso compreso) che accompagnano uomini vestiti all'occidentale. Uomini in abito tipico che accompagnano donne poco velate... ho fatto fatica a trovare caratteristiche che accomunassero le persone che ho osservato sabato, neanche il colore della pelle li accomuna: vanno dal caffèlatte alla liquirizia passando per le varie concentrazioni di cacao nella cioccolata.
Forse le donne sono più caratterizzate: coperte, niente pelle di braccia o gambe visibile, visi super truccati o comunque molto curati. Tutto qui.
Ho giocato a water polo con gli Americani, sono riuscita a resistere per la durata di una partita intera.
È stata durissima, ma ce l'ho fatta.
È stata durissima, ma ce l'ho fatta.
Non è un pregiudizio, gli Americani, quelli che hanno giocato, naturalmente, sono molto fisici, teatrali, "vitaminizzati". L'ho constatato con mano (e i muscoli doloranti lo provano).
Sono anche decisamente socievoli, è bastata una partita e adesso mi salutano per nome se mi incontrano nel campus.
D'altra parte ho partecipato con energia.
Mi sono sentita ok per una partita amichevole tra sportivi, ne ho parlato con entusiasmo ad una amica sudanese, che mi ha invitata la domenica ad unirmi al gruppo delle donne.
"Figuriamoci se l'acqua zumba mi spaventa" Ho pensato "attività per signore che vogliono dimagrire". Io che "quaranta vasche al giorno sono il minimo" me le mangio queste signore. . . E accetto l'invito.
D'altra parte lo considero un vero onore essere stata ammessa nella cerchia delle donne che la domenica vanno in piscina. Tutte sudanesi. Tutte molto sovrappeso.
Tutte rigorosamente coperte con costumi che, se non fossero di lycra, sembrerebbero usciti da un museo. Il più audace lasciava le spalle nude, tipo canottiera a spalla larga, ma aveva una ampia gonna che copriva fianchi e cosce, tanto le gambe sono coperte dai leggings.
Con il mio olimpionico nero, anche se poco sgambato, ero praticamente nuda.
L'unica.
L'allenatrice merita una descrizione a sé: sudanese di età indefinita, viso pieno di rughe, capelli -i pochi visibili- che iniziano a sbiancare, alta intorno ad un metro e cinquanta, sopra i cento chili di peso, braccia e gambe grossissime, avvolta in un burkini che la rende molto simile alla versione scura dell'omino Michelin.
Divide la stanza di ginnastica con i due palestratissimi insegnanti di P E (Phisical Education) : H., sudafricano olandese, capelli rossi ed un passato da giocatore di rugby; e N., giovane nuotatore biondo cresciuto in Canada a bistecche e vitamine.
Sono il trio peggio assortito che abbia mai visto, eppure sembrano convivere bene.
S. la maestra sudanese, sembra più una massaia invalida che un insegnante di ginnastica, fuori dall'acqua non riesce neanche a camminare bene, si aiuta con un bastone. Naturalmente sono entrata in acqua nel gineceo della domenica piena di scetticismo e imbottita di pregiudizi, con l'idea che mi sarei annoiata a morte.
Invece. . . S. è precisa, severa, dolce ma rigorosa. Gli esercizi (durissimi) si fanno come dice lei, ti si avvicina, ti corregge, ti incoraggia e pretende una esecuzione perfetta.
Lei stessa, inaspettatamente, in acqua si muove benissimo. Ma anche le altre donne!
Nonostante la mole, nonostante l'abbigliamento erano bravissime, sorridenti esecutrici. Quella con più problemi ero io! ! ! (Alla faccia di tante piacevoli nuotate).
Tutte ad incoraggiare quella lunga e pallida! Ho ricevuto un sacco di sorrisi di solidarietà, spiegazioni aggiuntive e dimostrazioni pratiche degli esercizi.
Ho ascoltato e non capito, naturalmente, chiacchiere e confidenze tra sorridenti massaie arabe.
La musica in tutto questo?
Con il mio olimpionico nero, anche se poco sgambato, ero praticamente nuda.
L'unica.
L'allenatrice merita una descrizione a sé: sudanese di età indefinita, viso pieno di rughe, capelli -i pochi visibili- che iniziano a sbiancare, alta intorno ad un metro e cinquanta, sopra i cento chili di peso, braccia e gambe grossissime, avvolta in un burkini che la rende molto simile alla versione scura dell'omino Michelin.
Divide la stanza di ginnastica con i due palestratissimi insegnanti di P E (Phisical Education) : H., sudafricano olandese, capelli rossi ed un passato da giocatore di rugby; e N., giovane nuotatore biondo cresciuto in Canada a bistecche e vitamine.
Sono il trio peggio assortito che abbia mai visto, eppure sembrano convivere bene.
S. la maestra sudanese, sembra più una massaia invalida che un insegnante di ginnastica, fuori dall'acqua non riesce neanche a camminare bene, si aiuta con un bastone. Naturalmente sono entrata in acqua nel gineceo della domenica piena di scetticismo e imbottita di pregiudizi, con l'idea che mi sarei annoiata a morte.
Invece. . . S. è precisa, severa, dolce ma rigorosa. Gli esercizi (durissimi) si fanno come dice lei, ti si avvicina, ti corregge, ti incoraggia e pretende una esecuzione perfetta.
Lei stessa, inaspettatamente, in acqua si muove benissimo. Ma anche le altre donne!
Nonostante la mole, nonostante l'abbigliamento erano bravissime, sorridenti esecutrici. Quella con più problemi ero io! ! ! (Alla faccia di tante piacevoli nuotate).
Tutte ad incoraggiare quella lunga e pallida! Ho ricevuto un sacco di sorrisi di solidarietà, spiegazioni aggiuntive e dimostrazioni pratiche degli esercizi.
Ho ascoltato e non capito, naturalmente, chiacchiere e confidenze tra sorridenti massaie arabe.
La musica in tutto questo?
Altro che "tum tum bang" tipico della aerobica (termine antiquato con cui racchiudo tutte le neo discipline piene di rumore, oltreché di movimenti, più o meno coreografici ed aggraziati), la musica ritmata ma orecchiabile è servita per farci canticchiare, sorridere, evocare, ha accompagnato la lezione senza far venire il mal di testa.
In compenso la sera, che male ai muscoli!! E io che credevo di essere allenata. . . Per water polo (forse)!





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