lunedì 7 novembre 2016

Uomini Khartoum-Sudan


Scritto il 24 agosto 2015

Varietà di colori e tratti somatici, chiari i Nord Africani e i Libanesi, neri gli Eritrei... varie tonalità del cioccolato. Eritrei ed Etiopici, oltre ad essere più scuri e in genere più slanciati, non sono arabi, spesso sono cristiani copti, comunque non musulmani.


Non portano il venerdì gli abiti tipici, non fissano le donne chiare e non velate, non hanno buffi turbanti che un tempo erano bianchi...
I Sudanesi sono musulmani, sono arabi, parenti poveri degli arabi vestiti di bianco con velo e turbante bianco, con scarpe a banana; loro per lo più mettono camicione a righe, ex bianche, scarpe di cuoio senza calze oppure più semplicemente ciabatte. Sembrano gli amici di campagna degli arabi.

Potrei descrivere l'aspetto degli uomini che vedo a Khartoum dilungandomi in molti dettagli, ma la caratteristica che salta subito  agli occhi è anche emblematica dello stile di vita, dell'indole direi: incuria (in senso buono). Questa è la parola chiave. 

Non sporchi, anche se a furia di non curare l'aspetto alla fine sono sporchi; non trasandati, anche se a furia di non curare l'aspetto sono straccioni; non pezzenti, anche se a furia di non curare l'aspetto,
non hanno vestiti della loro taglia... 

Tutto è così!
Non è che non siano interessati alla pulizia, ma viene più comodo buttare per terra i rifiuti. Non è che non vogliano lavorare, ma se possono fermarsi a chiacchierare... Un fenomeno tipico infatti sono "gli amici", a fianco di ogni guardiano, poliziotto, custode, ma anche commerciante, addetto alle pulizie... C'è un signore in borghese che sta là, semplicemente presente, fa compagnia. Gli amici non hanno ruolo ufficiale, presenziano, se serve (ma di solito non serve) aiutano. Sono seduti su sedie di plastica, quasi mai intere, si tolgono scarpe e ciabatte e si massaggiano i piedi.
Quando è il momento di pregare pregano insieme, lasciando vacante il posto. 
Si consultano sempre sul da farsi, poi fanno quello che hanno deciso, dimenticando di solito una parte del lavoro. Penso alla raccolta dei rifiuti, sempre parziale. Penso alla potatura degli alberi, dopo averli tagliati restano sulla strada. Penso alle buche in strada per lo scolo dell acqua, diventano voragini che impediscono il passaggio. 
È come se non avessero chiaro il processo completo delle loro azioni. Iniziano come di impulso, che non è mai impulso, è sempre frutto di consultazioni, e quando iniziano ad esserci delle conseguenze abbandonano il percorso.
Niente è ben funzionante, nuovo ed efficiente, se mai lo è stato si sono messi di impegno per renderlo più personale, caratteristico e alla fine difettoso. 
Non vorrei dare una descrizione negativa dei Sudanesi che ho incontrato, non hanno cattive intenzioni, mai... Si fermano alle intenzioni, è come se le azioni non avessero conseguenze nel tempo. 
Poco lungimiranti le loro azioni.



Questo è quello che ho osservato finora, ma ho ancora tanto tempo per cogliere altri aspetti e osservazioni.

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