Scritto 22 settembre 2015
Come in ogni scuola che si rispetti, anche alla scuola americana-che sembra non averne bisogno-si raccolgono fondi.Il PTA (Parents Teachers Association) ha discusso animatamente sul che fare dei fondi raccolti, lasciando ovviamente in sospeso la decisione finale; le mamme vorrebbero prendere una macchina per far succhi di frutta; la componente docenti ha demandato agli insegnanti le varie proposte. Risultato: intanto si vendono torte per raccogliere fondi, poi si vedrà.
Viene stabilito fin dai primi incontri il giorno in cui avverrà la mitica "PTA bake sale", le mamme più agguerrite stanno per mangiarsi H., sudafricano gigantesco insegnante di educazione fisica, che rappresenta, insieme a due "Substitute Teachers" (supplenti, sempre presenti a scuola, pronti a sostituire chi manca-alla faccia delle infinite nomine e alle cattedre "fino ad aventi diritto") la componente docenti.
Subito compare una distinzione tra due fazioni: docenti, disarmati che dichiarano disponibilità universale; genitori, agguerrite casalinghe velate che godono nel dibattito in sé, indipendentemente dall'obiettivo.
La dinamica mi colpisce da subito, parlano talmente in fretta che non capisco le parole, colgo più il non verbale e... ops!
La mamma magra e super velata che "comanda le altre mamme" inizia a lamentarsi della scarsa pubblicità per la vendita delle torte. Ma se abbiamo deciso adesso la data? A cosa si riferisce? H. è disorientato quanto me, ha accettato l'incarico di PTA solo da quest'anno, ed è evidente che non si è offerto volontario. Infatti è l'unico che non sorride, forse perché da non sudanese non riesce a stampare sulla faccia l'espressione "sorridi Allah ci penserà".
Per calmare le acque (perché si sono agitate poi?), un insegnante propone di pianificare il tipo di pubblicità e di informazione da dare. Ognuno a questo punto dà il proprio contributo, anche io parlo e vengo ascoltata, la riunione assume un tono disteso si dicono delle cose, si decidono, vengono verbalizzate. Appena arrivo a casa, mezz'ora dopo la fine della riunione, ricevo verbale con bozza volantino per la pubblicità. Che tempismo!
La settimana dopo nel campus cominciano a comparire volantini pubblicitari, due settimane dopo nella "weekly newsletter" (giornalino settimanale che viene distribuito a tutti gli studenti) si legge della vendita di torte...
Rimango stupita da tanta efficienza ma le altre mamme continuano ad avere dubbi ed invocano una mail individuale a ciascun genitore per raccolta torte. Sono preoccupata per il mio contributo, non sono molto brava a fare torte, qui non si trovano alcuni ingredienti... faccio dei mini muffin da far assaggiare alle altre mamme, durante una riunione organizzativa, approvano. Capisco che sono dolci troppo semplici per il loro standard, ma a 40 gradi minimo, ogni salsa o crema soffre.
Mi chiedo se sia come in Italia, dove i prodotti fatti in casa non possono essere distribuiti, dove gli ingredienti vanno dichiarati per le allergie, dove le torte nei sacchetti non sarebbero state esposte su un tavolo in giardino a mezzogiorno di una soleggiata giornata di settembre africano...
È un pensiero solo mio. Però quando propongo di mettere i cheesecake e i dolci ricoperti di cioccolato in una classe vuota, ad uso frigorifero, accettano.
Inizia la vendita, mamme attrezzate, bambini super ordinati, accompagnati da insegnanti in ordine, ciascuno con i suoi soldini.
Vengono finite prima torte e cupcakes cremosi e ripieni, poi dolci più semplici.
Con piglio da dittatore la capo mamma decide che la vendita si fa solo nel cortile delle elementari, vengono esclusi i più grandi, sembra non ci siano abbastanza dolci. H. fatica a spiegare questa decisione agli studenti più grandi che sono già in fila, soldi in mano.
Tutto procede bene, alcuni dolci avanzano (e non sono i miei!!!). Vengono regalati al personale della scuola (perché non venduti ai più grandi?).
Si contano i soldi, che naturalmente sono meno dell'anno scorso, ma... l'avevo detto io, che non c'era abbastanza pubblicità!!
Un amico ha commentato il mio racconto con intelligenza:"anche in Africa si lotta per tenere la chiave del magazzino delle scope..."
Rimango stupita da tanta efficienza ma le altre mamme continuano ad avere dubbi ed invocano una mail individuale a ciascun genitore per raccolta torte. Sono preoccupata per il mio contributo, non sono molto brava a fare torte, qui non si trovano alcuni ingredienti... faccio dei mini muffin da far assaggiare alle altre mamme, durante una riunione organizzativa, approvano. Capisco che sono dolci troppo semplici per il loro standard, ma a 40 gradi minimo, ogni salsa o crema soffre.
Mi chiedo se sia come in Italia, dove i prodotti fatti in casa non possono essere distribuiti, dove gli ingredienti vanno dichiarati per le allergie, dove le torte nei sacchetti non sarebbero state esposte su un tavolo in giardino a mezzogiorno di una soleggiata giornata di settembre africano...
È un pensiero solo mio. Però quando propongo di mettere i cheesecake e i dolci ricoperti di cioccolato in una classe vuota, ad uso frigorifero, accettano.
Inizia la vendita, mamme attrezzate, bambini super ordinati, accompagnati da insegnanti in ordine, ciascuno con i suoi soldini.
Vengono finite prima torte e cupcakes cremosi e ripieni, poi dolci più semplici.
Con piglio da dittatore la capo mamma decide che la vendita si fa solo nel cortile delle elementari, vengono esclusi i più grandi, sembra non ci siano abbastanza dolci. H. fatica a spiegare questa decisione agli studenti più grandi che sono già in fila, soldi in mano.
Tutto procede bene, alcuni dolci avanzano (e non sono i miei!!!). Vengono regalati al personale della scuola (perché non venduti ai più grandi?).
Si contano i soldi, che naturalmente sono meno dell'anno scorso, ma... l'avevo detto io, che non c'era abbastanza pubblicità!!
Un amico ha commentato il mio racconto con intelligenza:"anche in Africa si lotta per tenere la chiave del magazzino delle scope..."




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